L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: THILINI KARIYAWASAM

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: THILINI KARIYAWASAM

03/03/2020

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: THILINI KARIYAWASAM

 

Da diversi anni ormai Thilini Indipolage Kariyawasam non è più solo la figlia d’arte di Kamal (uno dei migliori wicket-keeper ad aver mai indossato la maglia azzurra e attualmente nello staff tecnico degli azzurri), ma è un’autentica colonna portante del movimento del cricket italiano. Ex giocatrice e attuale Presidente del Milan Kingsgrove, (squadra con cui ha vinto due scudetti in campo e 3 scudetti e una Coppa Italia dietro la scrivania). Dallo scorso luglio è stata eletta nel consiglio federale, dove, fra le altre cose, si occupa anche di promozione dell’attività femminile. Ed è proprio su questo tema che, mentre in pieno Mondiale femminile T20 che si sta disputato in Australia dal 21 febbraio all’8 marzo, le abbiamo chiesto di aggiornarci sullo stato di salute del movimento femminile.

 

La pratica del cricket femminile in Italia ha vissuto una grande fiammata all’inizio del decennio appena concluso e un declino alla fine dello stesso. Qual è la situazione attuale?

 

«Il campionato non si disputava più dalla stagione 2015/1016. Ora stiamo cercando di ridare visibilità al movimento femminile, risvegliando quella voglia di giocare e di mettersi in gioco rimasta tra molte ragazze. Lo scorso anno si sono organizzati due concentramenti che hanno visto la partecipazione di quattro squadre: Roma, Lucca, Kent Napoli e Padova. Purtroppo la pioggia ha rovinato il secondo appuntamento ma è stato un primo passo».

 

Quali sono le principali difficoltà che devono fronteggiare le nostre atlete?

 

«La difficoltà principale è la carenza di strutture; un problema peraltro condiviso con i loro colleghi maschi. Ma a questo si aggiunge la mancanza di club. Attualmente sono davvero poche le realtà femminili. Ci sono molte ragazze che vorrebbero giocare ma non sanno dove andare e altre che devono recarsi in aree geografiche molto lontane rispetto a dove abitano».

 

In che modo si sta muovendo concretamente la Federazione?

 

«Con la commissione femminile, di cui fanno parte il presidente Marabini e la vicepresidente Lorena Haz, stiamo lavorando su più fronti. Vogliamo sia far conoscere questo sport a chi sa poco o niente di cricket, sia recuperare il movimento che si era sviluppato fino a 5 anni fa. Perciò l’idea per il 2020 è quella di organizzare degli open day che possano avvicinare nuove giocatrici e, come già deliberato dalla Federazione, un campionato per le squadre esistenti. Per crescere però bisogna invogliare i club esistenti a formare anche delle squadre femminili e mettere in comunicazione le non poche ragazze interessate con questi club».

 

È in corso il Mondiale T20 femminile in Australia. Pensi sia un’opportunità a livello di promozione del gioco fra le ragazze?

 

«Sì, anche perché grazie anche al formato di gioco più “immediato” e “spettacolare” potrebbe essere più facile raggiungere le tante ragazze che sicuramente saranno curiose di saperne di più. Speriamo che, con le dovute proporzioni, si possa ricreare lo stesso entusiasmo che si era formato durante i mondiali femminili di calcio anche tra gli uomini».

 

Per chi fai il tifo?

 

«Per lo Sri Lanka e la Nuova Zelanda».

 

Quello attuale è il consiglio federale con la maggiore presenza femminile, ma quello del cricket resta un mondo ancora prevalentemente maschile. Cosa si può fare per ridurre questo gap di genere?

 

«Bisogna promuovere il più possibile il cricket nelle scuole e invogliare le giovani a provare, coinvolgendo anche le atlete che hanno fatto parte della nazionale che sono ancora rimaste nel giro. Inoltre bisognerebbe aumentare la sensibilità dello staff tecnico e dei giocatori già impegnati nella crescita delle varie squadre giovanili a investire tempo e risorse nello sviluppo anche di questa "scommessa" femminile. Intanto avere una vicepresidente è un segnale importante in questa direzione»