L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: SILVIO LEYDI

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: SILVIO LEYDI

16/05/2020

Nei giorni scorsi abbiamo fatto una bella chiacchierata con il nuovo responsabile del Gruppo Italiano Arbitri di Cricket & Scorers (GIACS), Silvio Leydi. Un’occasione per conoscerlo meglio e scoprire assieme a lui novità e curiosità intorno mondo arbitrale.

Come hai accolto il nuovo incarico?

«Devo dire che è stata una sorpresa. Non me lo aspettavo proprio».

Perché secondo te sei stato scelto?

«Ritengo di essere stato scelto perché sono una figura neutra. Non sono il più qualificato, perché ci sono degli arbitri internazionali. Non sono quello con più anzianità. Però probabilmente sono fra gli arbitri quello che ha più esperienza di cricket giocato. Ho 61 anni e gioco da quasi quaranta. Sono abbastanza addentro al mondo degli arbitri per conoscere i meccanismi di funzionamento, ma non abbastanza per aver debiti o crediti con qualcuno. Ho sempre avuto eccellenti rapporti con tutti. Quindi in buona sostanza credo di essere stato scelto proprio per il fatto di essere assolutamente terzo, sia rispetto alla Federazione, sia al mondo arbitrale, pur essendo interno sia all’una che all’altro».

Come ti sei avvicinato al cricket

«È una storia abbastanza strana. Ho scoperto il cricket in Inghilterra. Ero ad Oxford per motivi di studio e nel college il capo del comitato d’accoglienza era anche un giocatore. È stato lui che mi ha fatto conoscere il cricket, in particolare guardando i test matches in televisione. Lì avevo cominciato ad apprezzare il gioco, però tornato in Italia non ci avevo più pensato. Poi qualche anno dopo durante una festa di una mia amica ho conosciuto un suo amico, ci siamo messi a chiacchierare ed è venuto fuori che lui giocava nella Pro Patria Cricket. Ho così scoperto che c’erano squadre e un campionato anche in Italia, ma soprattutto, con la scusa che c’era sempre bisogno di nuovi giocatori, mi ha convito a provare. E così intorno alla metà degli anni Ottanta ho cominciato con la Pro Patria Milano e ho giocato con loro fino al 1990, diventando un wicket-keeper. Quando poi la squadra si è sostanzialmente sciolta e sono passato all’Idle Cricket Club di Lodi. L’Idle era un club giovane, fondato l’anno prima. Avevo conosciuto un paio dei fratelli Riccaboni che erano i fondatori. Sapendo i problemi che aveva avuto la Pro Patria, mi telefonarono e mi chiesero di giocare da loro. Erano simpatici, Lodi era abbastanza vicina a Milano e così accettai. Dal 1990 sono sempre stato un giocatore dell’Idle e continuo ad esserlo. E siccome dal 1996 l’Idle svolge la sua attività al di fuori della federazione, pur essendo il club membro onorario della FCrI, non c’è conflitto d’interessi».

Quali sono state le prime cose fatte una volta assunto questo incarico?

«Innanzitutto bisogna fare una premessa. La nomina era arrivata prima della pandemia e mi ero messo subito al lavoro su due fronti: rivedere le playing condition e i regolamenti GIACS. Un lavoro che è stato ultimato rapidamente perché l’inizio dei campionati era imminente. Poi è arrivata la pandemia a cambiare lo scenario».

Partiamo dalle Playing condition...

«In effetti andavano riviste dal punto di vista linguistico, ma soprattutto andavano sistemate perché non erano conformi a quelle dell’ICC. Ora invece sono sostanzialmente parificate ai regolamenti internazionali con delle differenze minime per adattarle al caso italiano. Per cui in vista del prossimo campionato, sia se si dovesse giocare quest’anno, sia che si ricominci nel 2021, invito gli arbitri e le squadre a leggerle con attenzione non appena saranno approvate e pubblicate perché ci saranno molte novità soprattutto per quel che riguarda le sanzioni per comportamenti antisportivi».

Cosa è cambiato invece nel regolamento GIACS?

«Anche il regolamento degli arbitri è stato risistemato, introducendo diritti e doveri (e sanzioni). La principale novità è comunque rappresentata dall’introduzione delle categorie arbitrali. Ne abbiamo create quattro: “élite”, “senior”, “junior” e “players”. La categoria “élite” è riservata alle partite di serie A e più in generale agli incontri più delicati. Poi c’è la categoria “senior” che comprende gli arbitri che non sono élite e la categoria “junior”. In questa categoria rientrano gli arbitri che faranno il corso base online quest’anno. Le iscrizioni scadono il 18 maggio, una volta chiuse gli iscritti riceveranno un link e potranno facilmente svolgere il corso in via telematica. Stiamo anche pensando di organizzare un corso di livello 2 destinato ai giovani arbitri usciti dal corso base. Inoltre il Responsabile Nazionale non sarà più il responsabile delle designazioni né dovrà occuparsi dell’aspetto amministrativo del GIACS: due incombenze che mi avrebbero portato, se mantenute, a rinunciare alla nomina».

E gli arbitri-players?

«Gli arbitri-players saranno quegli arbitri che mantengono anche il tesseramento come giocatori. Si tratta di un’importante innovazione che non era prevista negli scorsi anni. Ora invece tutti i giocatori che vogliono fare anche gli arbitri senza rinunciare a giocare potranno farlo dopo aver seguito il corso. E questo vale ancor più per i giocatori che hanno già fatto il corso arbitri e per quelli che magari hanno fatto gli arbitri per un po’ e poi sono tornati a fare i giocatori. Ci sono ovviamente delle limitazioni, nel senso che per loro non sarà possibile arbitrare la propria squadra e nemmeno le partite dei gironi in cui è coinvolto il proprio club inteso anche come second XI o giovanile e femminile. Al di là di queste limitazioni però saranno arbitri a tutti gli effetti. Personalmente ritengo che chi ha giocato abbia una conoscenza delle regole maggiore di uno che inizia da zero e soprattutto capisca più rapidamente l’andamento e la gestione di una partita. Infine ci permettono di allargare il numero di arbitri dato che la Federazione sta registrando una crescita delle squadre tesserate».

Come funzioneranno i passaggi dalle varie categorie?

«Solo per quest’anno saranno gli arbitri stessi ad eleggere chi farà parte della categoria “élite” scegliendoli tra gli arbitri che hanno già un certo livello e una certa esperienza. Dopodiché dalle prossime stagioni la permanenza nella categoria élite risponderà a parametri più oggettivi che vengono dati dalle squadre, dagli altri arbitri, dall’osservatore esterno e dagli scorer. Il giudizio sugli arbitri da parte delle squadre, che era già stato introdotto su base più o meno volontaria, da quest’anno sarà obbligatorio e ci saranno delle sanzioni per chi non lo farà. Si tratta di un contributo davvero importante perché ci permetterà di monitorare e quindi di migliorare la qualità dell’arbitraggio. Raccogliendo e tarando i giudizi su tutti gli arbitri avremo un criterio uniforme di valutazione. L’unico realmente fattibile, visto che al momento non ci sono i fondi per mandare in tutte le partite un osservatore esterno e capace. Alla fine dell’anno i migliori rimarranno nella categoria “élite”, quelli che non hanno risposto alle aspettative scenderanno in quella “senior”, mentre i migliori fra i “senior” potrebbero diventare “élite”. In questo modo potremo far crescere il livello dell’arbitraggio».

Ci sono arbitri donne?

«Purtroppo al momento non ci sono arbitri donne (anche se in passato qualcuna era scesa in campo). Nel cricket non esiste una questione di genere, nel senso che il rispetto per l’arbitro è (o dovrebbe essere) formalmente tale da superare ogni altra considerazione. E naturalmente l’iscrizione al GIACS è aperta a tutti. Personalmente sarei più che felice se avessimo tra noi anche arbitri donne: sarebbe un segnale molto forte, per il GIACS e anche per le squadre».

Come avete lavorato durante l’emergenza?

«Anche noi aspettiamo il protocollo che la Federazione sta concordando con gli organi preposti. Nel frattempo abbiamo fatto delle riunioni telematiche per capire quali potranno essere le condizioni per la riapertura. Aspettiamo il 18 maggio quando chiuderanno le iscrizioni per il corso arbitri e il suo svolgimento. Quando si saprà qualcosa di più conto di fare una riunione virtuale con tutti gli arbitri che non si è potuta fare di persona visto che era programmata per Aprile, in pieno lockdown. Considerando che i campionati sono fermi, per vedersi conoscersi e capire le prospettive vale la pena attendere tutti gli arbitri anche quelli nuovi che faranno il corso. Questi ultimi, saranno inseriti nella categoria “junior” e diventeranno arbitri a tutti gli effetti. Naturalmente gli arbitri “junior” andranno sempre ad arbitrare affiancati da un arbitro esperto».

Quali sono gli obiettivi di lungo periodo?

«L’obiettivo è quello di aumentare il numero e la qualità degli arbitri, assicurarsi che siano distribuiti nella maniera più uniforme possibile nel territorio, anche per evitare trasferte troppo lunghe e per abbattere i costi. Inoltre bisognerà cercare di distribuire al meglio le designazioni per evitare diseguaglianze nel numero di partite arbitrate, visto che è una di quelle cose che provoca maggiore scontento. Per quanto possibile si cercherà di distribuire le designazioni nella maniera più uniforme possibile, sia numerica che geografica. Si arbitrerà per zone. Salvo casi del tutto eccezionali sarà quindi impossibile per un arbitro di Trento andare ad arbitrare a Roma. Ovviamente se in una zona ci sono più arbitri sarà più facile distribuire le partite, se invece sono pochi il rischio di minori rotazioni è inevitabile. Sono però contento delle risposte. Se riusciamo a recuperare tutti gli arbitri dello scorso anno sommati agli iscritti al corso avremo una squadra di quasi 40 arbitri con un incremento del 50% rispetto allo scorso anno».