Rassegna Stampa # 11 - Ragazzi da oggi, giochiamo tutti

Rassegna Stampa # 11 - Ragazzi da oggi, giochiamo tutti

20/10/2017

SOURCE: Corriere dello Sport
Author: Marco Evangelisti

Se hai meno di diciotto anni puoi giocare.
E anche non giocare, qualunque cosa sia lo sport per te, divertimento, ansia, passione, progetto, vita, hai il diritto di averlo. Che tu sia o no italiano, qualsiasi Dio preghi, se non preghi è una questione tutta tua, e non importa neppure che cosa ci sia scritto sui tuoi documenti, ammesso che tu ne possieda.
Nonostante sia una questione giuridica, il governo ha scritto tutto questo in modo persino più semplice. Nel disegno di legge di bilancio appena buttato in pasto alla politica parlamentare - prima doveva essere filtrato dall'Unione Europea,poi le camere dovrebbero approvarlo entro il 31 dicembre - è stata inserita una norma che il ministro Luca Lotti definisce "di diritto allo sport, mi piace così".

Dice proprio quello: i minori cittadini di Paesi extraeuropei iscritti da almeno un anno a una qualsiasi classe scolastica italiana possono essere tesserati "presso società o associazioni affiliate alle federazioni sportive nazionale, alle discipline sportive associate o agli enti di promozione sportiva, anche paralimpici, senza alcun aggravio rispetto a quanto previsto per i cittadini italiani".

Civiltà : Lo chiameranno acconto di ius soli, una riforma sulla quale ancora ci si insulta magistralmente, ma è solo una semplificazione. Semmai è un arricchimento di ius culturae: non parla affatto di nascita in Italia e neppure di residenza, parla di iscrizione a scuola. Nulla di più semplice, nulla di più civile. Talmente ovvio e civile che a molti sembra fosse già così. Non esattamente. Una legge del 20 gennaio 2016 assicurava diritti analoghi solo ai minori che risultassero regolarmente residenti nel territorio italiano. Adesso non ti chiederanno più i documenti ma solo dove vuoi andare. Fino al compimento del diciottesimo anno di età. In quel momento la norma diventa leggermente più restrittiva della precedente: prolunga il diritto per tutta la stagione sportiva in corso, dopodichè per continuare si dovrà attendere la cittadinanza italiana. Che bisognerà quindi richiedere per tempo, regolarizzando la propria posizione.

E' un passo avanti notevole, e Lotti lo sottolinea: "I ragazzi e i bambini non devono mai sentirsi diversi. Lo sport è di tutti, tutti hanno diritto al gioco. Ho incontrato su un campo di periferia un ragazzo che mi diceva: io non posso giocare la domenica perchè sono un extracomunitario immigrato non regolare. Posso andare a scuola, posso allenarmi con i compagni ma non posso essere tesserato e giocare la domenica".Capitò a una squadra di ragazzi filippini non essere ammessa a partecipare alle finali nazionali di un torneo di calcio. E' capitato di recente a due bambini nati in Italia di essere esclusi dalla finale regionale di scacchi. E alla Tam Tam, squadra di basket di Castel Volturno, di essere (momentaneamente) tagliata fuori dai campionati giovanili.

Compagni : dato che si parla di immigrati irregolari, non è facile stimare quanti minori potranno beneficiare di questa nuova norma. Un milione, secondo alcune indagini. Comunque sono tanti.
Comunque, hanno cominciato meno di due anni fa a possedere diritti in campo sportivo.
Da italiani, inizialmente d'adozione, in fututo con piena veste di cittadini, ma già adesso compagni a scuola e a calcio e a basket e a tutto quello che vi piace di chi è italiano fin dall'inizio.
Gira la storia che gli immigrati abbiano più diritti dei cittadini. Semplicemente non è vero. Tanto per cominciare, non potevano giocare.